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Il Mosaico
Nei miei lavori si incarnano la tradizione antica e moderna del mosaico ravennate, utilizzando non solo i materiali, ma anche le loro trattazioni, operate dagli antichi artisti bizantini e dai loro più moderni epigoni". Ad essi, allo studio dei maestri, si unisce una costante e fruttuosa ricerca, volta a sperimentare materiali inconsueti e tecniche innovative. Il momento della progettazione assume un ruolo centrale, l'istante in cui l'idea viene disciplinata e plasmata, adattandosi all'ambiente senza intaccare la qualità e l'originalità della soluzione stessa.
L'Architettura
L'architettura diviene il campo su cui lavorare direttamente, a partire dal taglio delle tessere, atto a se' stante inscindibile dall'ambiente e dai tratti peculiari che caratterizzeranno non solo l'opera, ma anche e soprattutto il suo contestualizzarsi all'interno della struttura. Divengono così materia i dualismi e le dicotomie più accentuate e produttive, tra passato e presente, tra tradizione ed innovazione, tra forma ed astratto, tra indipendenza e funzionalità. "Concetti diversi, ma in realtà intimamente legati tra loro, tanto che l'uno non sarebbe riconoscibile in mancanza dell'altro". L'opera musiva riscopre tutta la propria unicità, nel farsi non solo arte, ma elemento architettonico unico, versatile ed impareggiabile.
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....non so se sia un puro e semplice commento alle mie opere, una voglia irrefrenabile di far comprendere meglio la mia visione di ciò che creo o piuttosto la continuazione di un “discorso” partito dai mosaici stessi; qualunque sia la vera ragione credo non sia importante quanto lo è per me il parlare di come io veda e viva il mosaico così da spiegare il perché di certe scelte stilistiche e tecniche. Il mosaico è un’arte estremamente complessa, un’arte se vogliamo ancora un po’ misteriosa abituata com’è a vivere in un limbo tra conoscenza e disconoscenza tra passioni e indifferenze; esso ha in se elementi di contrasto con quelli che sono i ritmi e i modi di vivere e pensare dei tempi in cui viviamo e, cosa non meno importante, li ha nei miei confronti. Sempre, dentro di me, si combattono lotte feroci; da un lato la mia gioventù con la sua irruenza la sua voglia di gestualità di freschezza e dall’altro la mia parte più riflessiva più matura che al contrario predilige i silenzi e la tranquillità. Il mosaico con i suoi ritmi pacati e con la continua necessità di meditazione impone infatti tempi estremamente dilatati -cosa che differisce fortemente per esempio dalla pittura istintuale così veloce e “giovane”- e questo spesso mi manda in crisi, anche se, al contempo il mio amore per il meditativo e per la solitudine trova qui libero sfogo regalandomi grande serenità. Nel mosaico come io lo intendo, ogni più semplice gesto è un gesto frutto di ragionamenti, di vibrazioni che provengono da dentro – dal profondo- nulla è lasciato al caso anche se tale vuole sembrare. Per fare un esempio; quando ho cominciato la realizzazione di "principium" e "lavacrum" (sezione ARCHITETTONICI) credevo di avere bene chiaro ciò che ne volessi far scaturire ma più il musivare progrediva più mi accorgevo di non saperlo affatto. Quando ho cominciato la prima delle due nicchie (pricipium), il problema era che la mia mente correva talmente veloce che le mie mani non riuscivano a tenere il passo con essa; sempre nuove idee mi si presentavano come eruzioni e di conseguenza l’opera si evolveva continuamente ed assumeva caratteri sempre diversi anche se, in linea di massima, ciò che desideravo donare a questo mosaico era la sensazione della materia, la sensazione di qualcosa di estremamente presente anche se allo stesso tempo esente dalla forza di gravità. Volevo caricare il contrasto chiaroscurale senza però impantanarmi in esso, ciò mi ha spinto all’utilizzo di ametiste e grossi frammenti di smalto tali da ottenere una volumetria molto accentuata ma eterea al tempo stesso; questo era bene ma le insidie insite in questi slanci stanno nella difficoltà di far coesistere appunto gli elementi macroscopici con quelli più piccoli senza creare “traumi” allo sguardo, ogni singolo frammento va quindi pensato e tagliato in quest’ottica- mi ricordo di quando ancora andavo a scuola e delle prime e basilari lezioni dei miei insegnanti; prima di cominciare dicevano devi avere ben impressa davanti a te l’immagine, sia essa fisica o solamente una proiezione mentale, di ciò che vuoi realizzare dopodiché devi selezionare attentamente i colori e i materiali- siano essi paste vitree materiali lapidei o quant’altro- ed infine ma non certo per importanza devi tagliare; bada bene il taglio ha un’importanza fondamentale e devi SEMPRE farlo sapendo già che cosa vuoi ottenere da esso. Allora non riuscivo bene a rendermi conto di quanto queste lezioni fossero importanti, allora ero un ragazzino, ma col passare degli anni ho certamente capito quelle lezioni e le ho fatte mie completamente. Il taglio del materiale incide infatti sulla riuscita dell’opera in percentuale che potrebbe sembrare esagerata a dirsi ma è così. Prima di iniziare la stesura del secondo mosaico, “lavacrum”, ho dunque preso a frammentare gli smalti selezionati per quest’ultimo ma ormai la mano si era come abituata e la mente pure, a ragionare il taglio come per l’opera precedente senza considerare la profonda diversità di “consistenza” che volevo imprimervi; così dopo aver ormai tagliato svariati chili di vetro mi sono accorto dell’impossibilità di utilizzarlo. In quest’altro mosaico volevo ci fossero solo delle velature di colore come fosse un acquarello,in modo da esprimere delle sensazioni tenui, delicate, contrarie insomma a quelle che volevo per l’altro. Sono così tornato alla "Mosaici Donà" di Murano e bozzetto alla mano ho nuovamente composto il campionario che questa volta ho arricchito di vetri trasparenti tali da permettermi di ottenere quell’effetto acquarello che tanto desideravo. Nonostante la consapevolezza di ciò che grosso modo volessi ottenere, ogni qual volta mi ponevo davanti alle opere queste- nella mia mente, prendevano forme e significati differenti, cosa che del resto succede continuamente anche per gli altri miei lavori, e di conseguenza ogni volta era come un nuovo inizio. Ogni giornata, come si definisce in gergo tecnico, è in realtà un piccolo mosaico- una piccola opera che diventa parte, corpo e sangue, di quel tutt’uno che si trasforma a sua volta in un “mosaico di giornate, un mosaico di piccoli mosaici" ognuno con la propria identità e la propria vitale importanza; esattamente come l'esistenza del genere umano e dell'universo sono un'insieme di esseri o cose frutto di secondi, minuti, giorni, anni. Chiaramente tutto ciò implica tempi un po’ lunghi che spesso si scontrano con le esigenze sia dei committenti sia mie ed ancora più spesso mi creano una fortissima tensione interiore ma credo che questa sia l’unica strada percorribile per giungere ad un qualcosa che non sia solo mosaico ma qualcosa di più intimo e, si mi è concesso dirlo senza peccare di presunzione, di più artistico. |
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